mercoledì 28 dicembre 2011

Atlantis - Paolo Capizzi & Fabrizio Licciardello


Cover dell'album, particolare del quadro In volo di Jean Calog
Durante la presentazione di Atlantis Paolo Capizzi, chitarrista acustico e coautore di questo disco nato dall’incontro di due diversi sound di chitarre, così parla di Fabrizio Licciardello, “metà elettrica” e coautore di questo progetto musicale: «la musica di Fabrizio ha un che di “aereo”, una sorta di tensione verso l’elevazione». A ben vedere la scelta di raffigurare nella copertina un particolare del quadro In volo di Jean Calogero, con le sue figure fluttuanti su un etereo indeterminabile, rispecchia in parte questo giudizio. La scelta del titolo, Atlantis, che rimanda al mito platonico dell’isola sommersa, invece lo contraddice: e se ci penso il contrasto tra le due figure  potrebbe essere una metafora appropriata di questa musica, l’incontro di due mondi diversi e in apparenza inconciliabili, l’aria e l’acqua, la chitarra elettrica di Fabrizio Licciardello e quella acustica di Paolo Capizzi. È però un contrasto apparente perché, all’ascolto, l’album non rivela affatto contraddizioni o incertezze ma, anzi, idee ben chiare e una musica miracolosamente fusa in un suono che sembra provenire da un “unico strumento”, da una “chitarra a dodici corde”, come è stato ben scritto[i] in occasione della sua uscita. 

Le eloquenti e complesse trame acustiche di Paolo Capizzi accompagnano e completano di significati le mille voci della chitarra elettrica di Fabrizio Licciardello, strumento docile al servizio di una ricerca sonora che attinge a molteplici esperienze musicali, generi, stili e tecniche. Sono a confronto uno stile come il fingerstyle, che concepisce la chitarra come strumento completo e autosufficiente, e uno stile di chitarra del tutto originale che prende a prestito il modo di suonare e le tecniche di altri strumenti.


 "Everchanging", live in studio (Marzo 2012)

Da destra: Paolo Capizzi, Fabrizio Licciardello
Le immagini sonore che ne scaturiscono sono allo stesso tempo omogenee e perennemente cangianti, come dichiara Everchanging, o come Where the stars fall down, in cui si notano facilmente i cambi di tempo e il passaggio ad un arrangiamento di tipo percussivo della chitarra acustica. È un’attitudine che è ben chiara a partire dal primo brano, Green, aperto dagli scintillanti armonici open dell’acustica e dalla serena melodia suonata da Paolo Capizzi, e che si chiude con il celestiale arpeggio in tapping della chitarra elettrica. In Home again invece i due arpeggi incrociati, assolutamente complementari, introducono un ambiente sonoro di dolce nostalgia, sottolineata dal solo di meravigliosa espressività di Fabrizio Licciardello; sonorità e atmosfere simili a quelle di Clouds, altro pezzo di riflessiva, inafferrabile malinconia, sotto il quale si apprezzano i meravigliosi ricami acustici di Paolo Capizzi.  

Clouds è un altro dei pezzi definibili come “dipinti” musicali, concepiti non diversamente da un’opera pittorica, quasi dei piccoli poemi, fatti di umori e atmosfere cangianti, indefiniti. Quando parlo di “indefinito” penso al concetto leopardiano del termine, al plurisensismo della esperienza artistica, il rimando al ricordo, la creazione di immagini lontane, l’ “oltre la siepe” che ci fa immaginare in mille modi quello che effettivamente non vediamo. E così ogni atmosfera musicale, all’interno dello stesso brano, è contenuta e seguita da un’altra, come se le note cambiassero colore, ma quel colore fosse sfumato in ognuna di loro di modo che il passaggio tra le une e le altre restituisca all’ascoltatore un senso di miracolosa naturalezza. 

La già citata Where the stars fall down, ad esempio, è un viaggio a mio modo di vedere che dalla terra tende inesorabilmente verso l’alto, verso lo spazio; la chitarra di Capizzi costituisce il suo ancoraggio alla terra (e non a caso utilizza una accordatura più bassa), quella di Licciardello la sua tensione verso la galassia, come una odissea (musicale) nello spazio. L'immagine si materializza attraverso le note acutissime modulate con il whammy, che mi rimandano a una vera e propria pioggia di stelle, o attraverso l’uso del chorus ad imitazione del suono del leslie. Come dire, una sorta di interstellar overdrive ma senza psichedelia, altrettanto sperimentale ma radicalmente diverso nella composizione, nel sound, nell’approccio, nella struttura del brano. Questo vale per tutte le composizioni dell’album: pur essendo riconoscibili gli “ascolti” dei due musicisti è altrettanto evidente che Paolo Capizzi e Fabrizio Licciardello hanno fatto propri quegli ascolti facendoli evolvere in maniera del tutto personale ed originale.


Fra questo brano capolavoro e Clouds si innesta il delizioso bozzetto di Febbraio, omaggio di Paolo Capizzi alla musica celtica, mentre all’estremo opposto si pone un brano come Everchanging, il pezzo più “hard” del disco grazie all’apporto della batteria di Valerio Virgillito e a un impiego massiccio del suono distorto tra cui, però, riluce un meraviglioso inserto della acustica nel passaggio tra una sezione e l’altra. Se dovessi invece esprimere in poche parole il clima sonoro e le immagini che mi trasmette la title track, Atlantis, direi: drammatico, struggente, epico. Le due chitarre innescano un vero e proprio duello (bellissimi i due arpeggi incrociati con l’uso dell’harp style) da cui emerge una volta l’una, una volta l’altra: nella seconda parte la chitarra di Fabrizio Licciardello eleva un canto dolente che si fa via via più struggente, come un grido, un pianto. Il finale sembra placare queste emozioni che però restano impresse come una inesauribile mancanza, come un mare inesorabile che si richiude sopra la terra. 

Mi sono ritrovato a condividere questa metafora con lo stesso Paolo Capizzi, che mi ha confessato di avere avuto bene in mente questo mito durante la stesura del brano che per lui significa anche la paura che le cose siano sommerse, o ancora peggio, restino sommerse. Atlantide per questo è una città e una metafora senza tempo.

Chiude il disco la sobria cover, riarrangiata per due chitarre, della bellissima Letter from home di Pat Metheny: una scelta perfettamente in tema con l’aura nostalgica di molti brani la cui qualità, a mio parere, è tale da poter ben figurare accanto a un brano tanto celebre.

                                                                                                                                   Sebastiano Scavo

Tracklist: GREEN/ EVERCHANGING/ HOME AGAIN/ ATLANTIS/ WHERE THE STARS FALL DOWN/ FEBBRAIO/ CLOUDS/ LETTER FROM HOME

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Paolo Capizzi e Fabrizio Licciardello eseguiranno l'intera tracklist di Atlantis Giovedì 29 Dicembre presso il Mida art lab, via faraci 37, Catania (ore 21 e 15) e Giovedì 5 Gennaio 2012 presso la Libreria Mondadori "Diana", Via Umberto 13, Catania.

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Paolo Capizzi, chitarrista acustico, diplomato e insegnante presso il Centro Studi Fingerstyle di Davide Mastrangelo, con all'attivo un cd da solista per l'etichetta Fingerpicking.net ("NonSolo", 2010), ha partecipato a vari festival internazionali di chitarra acustica (Sarzana, San Benedetto Po) e suonato in giro per l'Italia ottenendo vari premi (3° premio New sounds of acoustic music 2006) e riconoscimenti (Targa premio per la Musica Strumentale Isabella d'Este 2011).

Fabrizio Licciardello, chitarrista elettrico, laureato in jazz con 110 e lode al Conservatorio Francesco Cilea, ha seguito stage e seminari con i più quotati artisti italiani ed internazionali. Da anni si dedica all'attività didattica, insegnando presso diverse prestigiose scuole della Sicilia; insegna attualmente al C.e.s.m. di Catania. Ha tenuto clinic e lezioni concerto. Nel 2007 registra una demo di rock fusion dal titolo Ooze, recensita positivamente dalla rivista Chitarre. è endorser dei marchi Dogal Strings e Jim Reed Guitars.
Fa parte del quartetto Tetraktys, con cui esegue musica contemporanea, con all'attivo un cd (Paolo Sorge's Tetraktys Electric Guitar Quartet) e un tour (marzo 2011) a new York, dove si è esibito alla Columbia University, alla Galleria d'Arte Moderna White Box e all'Issue Project.




[i] Vivere – Allegato a “La Sicilia” del 16 Dicembre 2011.

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